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INVOLUTA

A 13 anni la mia prof di italiano ha criticato il mio modo di scrivere.

Hai una sintassi troppo involuta!”.

Ricordo di averla guardata stupita e un po’ incredula perchè io ero la secchiona della classe, quella amata da tutti i prof, nessuno mi aveva mai dato un commento negativo.

Involuta.

Ci pensai un po’ su.. mentre lei parlava io smisi di sentire, come se quella parola avesse reso tutti i suoni attorno a me come sottovuoto, come si sentono le voci quando hai le orecchie sotto acqua.

Involuta.

Una volta a casa cercai la spiegazione del termine nel dizionario: pressapoco significava “troppo complessa, troppo contorta”.

Mentre leggevo quelle paroline scritte in piccolo, che così in piccolo solo nel dizionario è ammesso scrivere, mi riaffiorava alla mente il discorso della Prof.

“Ti si stanca a leggere, inizi troppe frasi, perdi il filo del discorso, devi andare a cercare il soggetto del verbo 5 righe sopra!”

Forse fu proprio quello il momento in cui interiorizzai, forse in modo esagerato, che quello che era complesso, contorto e stancante ero IO.

Involuta.

In-voluta.

Ma la mia sintassi era tutt’altro che involuta!!! La volevo eccome, la volevo così com’era, perchè quella ero io, perchè era così che si formulavano i pensieri nella mia testa.

E se non andavano bene come erano scritti, non avrei saputo come altro scriverli! Quindi se la mia sintassi era involuta, forse lo ero anch’io.

E iniziai a chiedermi cosa avrei potuto fare..

Lo chiesi alla Prof, che mi rispose con aria super soddisfatta: “Soggetto-verbo-complemento. Frasi più brevi, metti molti più punti, concetti concisi, chiari, ordine e pulizia!”

E così ci ho provato. Da quel giorno ho costretto la mia mente a formulare pensieri più lineari, più leggeri, più semplici. E ho smesso di scrivere, se non a comando, dove ne uscivano temi che piacevano più alla Prof che a me. Dove scrivevo un decimo di quello che pensavo, e per loro era abbastanza. Per me no.

di spalle a capri

E così con il passare degli anni mi sono accontentata di mostrare solo una piccola parte di me, per paura di essere troppo e risultare pesante.

Ma pian piano la mia mente invece cresceva e si riempiva di cose, di idee, di sogni, di parole per descrivere emozioni, riflessioni, ragionamenti. Mi sono ritrovata persa nei miei pensieri più volte, per così dire “in mia compagnia”, estraniandomi da quello che succedeva fuori.

Sono cambiate molte cose da quando avevo 13 anni.. tuttavia in questi anni con pochissime persone mi sono davvero aperta, altrimenti mi sono accontentata di stare zitta per la maggior parte del tempo e annuire.

Poi ho iniziato ad incontrare persone entusiaste della vita, che mi sembravano abbastanza pronte ad affrontare l’impeto Veronica, il fiume in piena di parole che morivo dalla voglia di far uscire.. e loro sembravano non stancarsi mai, erano sempre pronte ad ascoltarmi.

In un giorno di Luglio 2016 ho confessato ad una persona speciale la mia paura di restare da sola per sempre. Perchè avevo paura di essere troppo, mi sentivo un uragano ma di quelli che distrugge, che nessuno vuole.

Mi sentivo come una valigia pesante.

E questa persona davvero speciale mi rispose così:

“Tu quando vai in vacanza e hai voglia di portarti via tante cose, sei ben disposta a portare una valigia pesante. Chi vuole molte cose , non ha paura di sopportarne il peso, ma anzi: adora ogni cosa dentro a quella valigia, e il suo peso non è un difetto, ma al contrario un pregio!”

E allora capii, e interiorizzai, ma per fortuna più a fondo stavolta: mi ero lasciata giudicare da qualcuno di esterno, che aveva solo espresso un giudizio sulla mia scrittura, non su di me.. che si era fermato magari all’esterno, senza andare oltre e chiedersi da dove venisse quella sintassi complessa… e che forse non aveva compreso realmente chi ero.

Ho trasformato un giudizio, che era ed è stato estremamente costruttivo, in una critica alla mia persona, e mi sono auto-imposta un’etichetta pesantissima, che ha pesato molto più di quanto mi sia resa conto negli anni.

E mi ero confrontata con le persone sbagliate, con le quali io mi sentivo diversa.

Ma chi ci aveva perso ero io, io soltanto.

Quindi fai attenzione alle parole delle persone, ma soprattutto fai attenzione al significato che tu attribuisci a quelle parole!!!

Non devi mai lasciarti giudicare dagli altri, dalle loro parole, dai loro sguardi.. perchè sono giudicanti certo, ma secondo il loro modo di vivere, di vedere le cose, che non è nè giusto nè sbagliato, ma è diverso dal tuo. E va bene così.

Non sei tu sbagliato, ma sei tu che stai sbagliando se ti confronti a chi non ti può capire.

Circondati di persone che ti accettano come sei,

che ti amano per come sei,

che non sei troppo per loro …

.. ma anzi, che di te non ne hanno mai abbastanza!!!

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CARA VERONICA

Cara Veronica,

che dici, facciamo un po’ di resoconto?

Quota 28.

Ventotto, suona proprio bene. Sei ancora con quel 2 davanti che ti fa sentire giovane, ma giovane nella fase giusta, quella in cui hai uno stipendio e non devi stare alle regole dei tuoi. Ma non sono ancora 29, che diventa un countdown per i 30, che se comunque per molti sono un’età super giovane, noi donne lo sentiamo proprio il gradino dei 30, inutile nasconderlo.

È anche un’età in cui le persone cominciano a darti credito, a fidarsi. Se la stessa identica cosa la dici a 25-26 anni ti guardano storto. Adesso sembra che hai un po’ più di esperienza. Che per carità, in parte è vero, ma in parte certe cose se le hai imparate a 25 anni, a 28 sei solo diventato più bravo a ripeterle. Allo stesso tempo è un’età in cui se hai un progetto super ambizioso ti senti piuttosto tranquillo perchè “hai tutta la vita davanti”, e se fai qualcosa di grande, la gente pensa “cavoli è comunque giovanissima”.

Una bella età insomma, direi che potremo fermarci qui, blocchiamo i compleanni!!!

Cara Veronica, posso dirti una cosa?

SONO STRA FIERA DI TE.

A 20 anni ti immaginavi a 28 con tutta un’altra situazione. Probabilmente sposata, probabilmente con un figlio in cantiere. A 23 ti è crollata la terra sotto ai piedi, o meglio ancora, ti sei lanciata da un treno in corsa che aveva una direzione che ti stava stretta. E per i successi 2 anni e mezzo hai raccolto i cocci, hai sostituito i pezzi, hai cambiato colore, dentro e fuori. Hai cercato la tua identità con quella fame di vivere che ti ha sempre rappresentato, ma allo stesso tempo per trovare i tuoi nuovi confini hai dovuto talvolta superarli, andando oltre alla barriera del suono, proprio per il bisogno di – sentirti- di nuovo.

E ha fatto male.

E ti sei PERSA, eccome se ti sei persa.

“Bisogna perdersi per ritrovarsi”

Sei stata un’altalena, tra picchi di gioia e picchi di tristezza, hai toccato il fondo e poco dopo il cielo con un dito. Una lavatrice di emozioni. Dentro, avevi il caos di una casa appena derubata.

Ma non ti sei data per vinta, e se l’hai fatto, è durato per qualche giorno. Poi, come ti ha insegnato la tua famiglia, ci si rimbocca le maniche e si parte da qualcosa.

E tu hai proprio deciso di PARTIRE.

A 26 anni avevi bisogno di camminare da sola, con le tue gambe, senza appoggiarti a nessuno. Potendo contare solo tu stessa, e quindi su quel casino che eri. Avevi bisogno di ritrovare l’amore e la fiducia per il tuo corpo. Di provare esperienze nuove, che ti facessero uscire dalla tua zona di confort. Sì, perchè anche se te l’eri costruita tu quella nuova vita, comunque avevi la netta sensazione di soffocare. Come se ancora una volta stessi recitando una parte, più preoccupata a piacere agli altri che a te stessa. Avevi bisogno di imparare a mettere poche cose nello zaino, a rinunciare a quelle cose che ti facevano sentire aggrappata ad una sicurezza effimera, a scoprire e realizzare cosa c’era di veramente ESSENZIALE, cosa di te era vitale.

Dopo il Cammino di Santiago sei tornata alienata.

ALIENATA è proprio la parola giusta. Ti sentivi un alieno in casa tua. Un alieno nella tua famiglia, tra gli amici, al lavoro, nei tuoi stessi vecchi vestiti. In quel primo periodo hai solo voglia di urlare e credi di star vivendo un brutto sogno, preghi di risvegliarti e trovarti di nuovo in mezzo ai campi di grano a respirare gratitudine. E poi impari ad adattarti. A stare ad alcune convenzioni sociali, per comodità, a non dire cosa pensi sul serio, per praticità. Ma intanto ti crei un angolo “santiago”, fuori e dentro di te, dove torni di tanto in tanto a ricordarti CHI SEI per davvero.

Da lì la tua mente esplose. Le idee nascevano come le fotografie nelle camere oscure: di notte le pensavi, di giorno prendevano forma. In un anno hai fatto cose che ogni essere umano impiegherebbe almeno 3 anni. Ti sei nutrita di corsi di crescita personale e professionale, ti sei messa in gioco in tutto e per tutto. Sei andata avanti a pane ed esperienze, vivendo il lavoro come missione per far star bene le persone, assaporando ogni storia, godendo di ogni sorriso. Hai iniziato a fare un lavoro diverso, e la gente se ne è accorta. Ha iniziato a dire che veniva da te perchè aveva sentito dire che tu eri “altro”. Altro da quello che c’era in giro, e forse una definizione ancora non l’hai trovata.

ALTRO mi piace moltissimo.

A 27 anni un nuovo crollo. Chi sono, cosa voglio, dove voglio arrivare. Grandi domande che non trovavano più quella risposta frizzante che ti eri abituata a dare. Perchè hai conosciuto il tuo demone, il più grande, quello che c’era, e c’è sempre stato, e che se ne stava pronto in attesa di attaccare, quando ti avrebbe visto finalmente un po’ più serena. Perchè tanto prima c’era così tanta confusione, che non sarebbe stato neanche bello alzare un po’ di polvere!

Ti sei sentita infinitamente SOLA.

E non sapevi che fartene di tutta quella soddisfazione lavorativa, se non avevi una persona speciale con cui condividere la tua gioia. E, maledetta te che ascolti gli altri in queste cose, ti sei iniziata a convincere che tutta quella solitudine arrivava dal troppo lavoro. Dalla frenesia di migliorarti sempre, dalla tua insaziabile voglia di crescere a livello professionale. “Non hai mai tempo per te!” ti dicevano, e avevano ragione in questo. Ma non avevano ragione sul fatto che questo fosse il motivo per cui non riuscivi ad incontrare la persona giusta.

Le convinzioni sono malefiche perchè sono mezze verità: sta qui la fregatura. La prima parte è sempre vera, la seconda invece, è frutto del pensiero di qualcun altro, di solito di qualcuno a te molto caro. E tu ci credi, e ti convinci che devi rallentare, che devi mollare la presa, e mettere un attimo in stand by i tuoi progetti. E li metti in un cassetto, che ti imponi di non aprire. E pian pianino ti spegni, smetti di brillare, smetti di amare il tuo lavoro e di fare le cose con passione. Smetti di chiederti cosa fa davvero bene a te, per adeguarti a quello che secondo la gente ti farebbe bene. Ma la verità è che tu stai sempre peggio, e come un cane che si morde la coda, di certo non attiri a te questa benedetta persona giusta!

Poi per fortuna, hai capito che eri infelice, e sei tornata a fare un po’ le cose a modo tuo. Hai riaperto il cassetto timorosa, ripreso in mano le tue carte, i tuoi scritti, i tuoi disegni. E come un bimbo dopo che è stato graffiato dal suo micetto, ti sei avvicinata con la paura che i tuoi sogni potessero distruggerti.

E ci sei andata piano.

Ma io non ho mai visto nessuno essere tremendamente felice andandoci piano.

A Marzo di quest’anno qualcuno con estrema prepotenza ti ha costretto a SOGNARE, ma in un modo che forse non avevi mai avuto il coraggio di fare. Un modo che non pensavi possibile, un modo che ancora al solo pensiero ti manda una scarica di energia. E ti fa scendere una lacrima, di gioia.

E hai capito, e ti sei vista, e hai realizzato.

Dicono che si nasce due volte: la prima che festeggi nel giorno del tuo compleanno, e la seconda, quando capisci PERCHÈ sei nato.

Direi che sceglierei come data simbolica il 15 marzo 2019.

E come un bimbo appena nato, hai pianto fuori quel liquido soffocante dai tuoi polmoni.

E come un bimbo appena nato hai fame, hai voglia di imparare, sei avida di emozioni, sei pronta a cadere e a rialzarti, a metterci tutta te stessa, a NON RISPARMIARTI.

E come un bimbo appena nato, non hai paura, non hai ancora quelle brutte esperienze che poi creano schemi mentali, non hai alternative se non quella di continuare a provare, a fare, a crescere.

Cara Veronica, ne hai ancora di strada da fare. Ma per quanto riguarda il percorso fatto fino a qui, caspita tanta roba. È una gran fortuna capire il tuo perchè quando davanti all’età c’è ancora un 2. Ed è un piacere vedere quanta strada hai fatto, quanti passi davvero difficili hai compiuto, e ripensare a tutti quei momenti in cui il tuo cuore stava per esplodere dalla gioia. Il tuo demone, “la solitudine”, si è preso un bello spauracchio vedendo la forza con sui hai reagito, e credo che almeno per un po’ se ne starà zitto e buono a contemplare lo spettacolo che stai realizzando.

Perchè la tua vita è uno SPETTACOLO.

C’è ancora una cosa su cui davvero devi lavorare moltissimo: sei sempre, e troppo, proiettata al futuro. Vivi un po’ di più il presente, goditi i risultati, usa davvero tutti i 5 sensi per fare tua ogni emozione.

Per questo non farò nessun excursus sul futuro, su dove ti vedo, sulla strada che ci aspetta o sugli eventuali ostacoli da superare, perchè tanto a questo ci pensi anche troppo.

Per oggi voglio dirti FERMATI e guardati indietro:

stai diventando grande, ma lo stai diventando da GRANDE.

Sei una forza della natura piccola mia, ti voglio bene.

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EMOZIONI

SONO UNA PERSONA CHE SI INNAMORA FACILMENTE

Ho provato a farci anche qualcosa. Ma niente.

Sono una persona piena di entusiasmo, per le cose, le sfide, le persone, i risultati, la bellezza dentro.

Mi affascinano i dettagli. Mi emozionano le vibrazioni che ai più sfuggono, vedo tutto più in grande, i colori più vivi, la luce più accesa.

Mi succede ogni giorno al lavoro, sono eccitata dalle storie complesse, come se potessi vedere il film della vita dei miei pazienti, mi siedo comoda e ascolto, immersa nei loro racconti come per cercare l’inghippo, il colpevole, qualcosa lasciato indietro, un segnale che nessuno fino ad allora ha colto.

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Mi succede quando osservo le persone al bar, in fila al supermercato, in banca, in ospedale, in treno, alla fermata dell’autobus.. immagino i loro pensieri, la loro storia e cerco di capire il loro stato d’animo.

Mi innamoro delle menti brillanti. Quando qualcuno mi parla di un suo obbiettivo, di un suo sogno, io già mi proietto lì, al finale, e lo vedo realizzato, lo sento sulla pelle, e non riesco a non sembrare una pazza, estremamente convinta che ce la farà.

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Mi innamoro di una canzone che risuona con il battito del mio cuore, e posso riascoltarla all’infinito. Lascio che il mio corpo si muova a tempo e adoro alzare il volume, come se le onde sonore potessero penetrarmi e far ballare ogni cellula che mi compone.

Sono entusiasta delle mie idee. A volte parto così tanto in quinta, che a metà del percorso mi rendo conto che forse non ci ho ragionato abbastanza. E spesso ormai ci sono dentro, così decido di dare il mio massimo, che andrà tutto alla grande.

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Amo le emozioni positive.

Quando arrivano le divoro, le ingrandisco, amplio i suoni, i colori, i profumi, l’intensità. Le ancoro per poterle rivivere, ma come succede per ogni attimo di pura gioia, svaniscono poco dopo.

C’è il rovescio della medaglia.

È come se le mie emozioni si potessero disegnare in un diagramma: ci sarebbero picchi verso l’alto e picchi verso il basso, con linee in mezzo vertiginose. Come  l’elettrocardiogramma.

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Sono capace di passare da un momento di euforia contagiosa a uno di tristezza acuta, nel tempo di un battito di ciglia. Di questo mi sono resa conto verso i 18 anni, e da allora ne ho combinati di casini, perchè prendevo decisioni anche importanti in sella alle montagne russe. Ed essendo piuttosto impulsiva, non ci pensavo due volte.

Negli ultimi 4-5 anni ho fatto un lavoraccio per sistemare questa cosa! Per i primi 2 anni ho cercato di non provare più emozioni, mi sembrava uno soluzione più che logica. Il risultato? Mi sono trasformata in un robot grigio, spento, perennemente deluso dalla vita.

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Per altri due anni lavorai sulle aspettative, additandole come capro espiatorio. Così ho smesso di avere delle aspettative, rispetto alle cose, alle persone, al futuro, a  me stessa. Per un po’ sembrava funzionare: la delusione non mi sfiorava, ero sempre pronta a non aspettarmi nulla. Ma ho smesso di aspettarmi le cose belle dalla vita, non credevo più nell’amore, non aveva senso viversi la gioia tanto “è passeggera”, e vivendo con un filtro color seppia. Avevo smesso di sognare.

Fortunatamente nel’ultimo anno ho capito che le emozioni “negative” esistono e giungono sempre con un significato profondo. Arrivano per dirti qualcosa, per aiutarti a crescere. Non serve a nulla negarle, o sminuirle! Serve accoglierle, accettarle e comprenderne la lezione. Solo così non lasceranno una ferita, ma porteranno una nuova consapevolezza. Che se per qualcuno potrebbe rappresentare un’arma per potersi difendere in futuro, per me rappresenta una piuma in più, che renderà più forte le tue ali, per la libertà e la leggerezza.

E le emozioni belle?

Quelle ho deciso di vivermele. Senza paracadute.

Ho capito che hanno una loro durata e che non posso pretendere che siano presenti sempre, che permangano a lungo con l’intensità iniziale, ma quando arrivano bisogna respirarle a fondo. E sono linfa vitale e curativa.

Le emozioni sono ciò che ci fa sentire vivi.

E siccome di vita, per quello che ne sono ora, ne ho una soltanto, so che voglio viverla al massimo.

E voglio essere felice.

Se devo andarci piano lascio perdere: non ho mai visto nessuno essere felice trattenendosi.

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Pubblicato in: EVENTI E CORSI, NUTRIZIONE, RIFLESSIONI DI VITA

Perchè le diete non funzionano?

Ma soprattutto, perché spesso di fanno delle diete, sacrifici e rinunce, e di solito i primi risultati si vedono, e ci illudono che andrà alla grande, ma poi qualcosa va storto?

Dopo un po’, a volte per pigrizia, molto più spesso arriva una festa comandata, il mese pieno di compleanni, o quella giornata “no” e la voglia di qualcosa di buono.. o magari c’è il collega che porta le pastine al lavoro, e hai il vassoio lì davanti al naso che sussurra il tuo nome… e niente, si CEDE, ci si concede uno SGARRO, che diventa l’inizio della fine.

E da lì è tutta una conseguenza:

“Massì, per stavolta, non sarà questo a rovinare il risultato!”

“Ok, stasera mi concedo questa cosa, ma da DOMANI, mi rimetto seria!”

“Eh vabbè, senti, la vita è una e va vissuta, questo è un piacere e tanti saluti!”

“Ecco, adesso è andata, tanto lo sapevo, sono sempre la solita, cosa mi potevo aspettare di diverso! IO SONO FATTA COSì, non sono costante, dopo un po’ mollo!”

“Ormai, meglio se smetto di provarci. Tanto comunque non devo piacere a nessuno.”

“Pazienza, è anche ora che inizio ad accettarmi per come sono, e se non vado bene agli altri è un problema loro.”

Ma se a stare male nel tuo corpo sei tu, allora è un problema tuo. Se a non avere un rapporto sano con il cibo sei tu, allora è un problema tuo. Se il tuo umore è influenzato dalla tua paura del giudizio degli altri e ti vivi male ogni situazione sociale, allora è un problema tuo.

E così non importa se la dieta era quella giusta, se il professionista era bravo o meno, se hai pagato tanto o poco, se l’hai fatto per indossare il costume questa estate o per le foto al matrimonio, finisce sempre allo stesso modo.

Che quello che rimane è un senso di FRUSTRAZIONE enorme, che ricade sempre e solo su di te.

UNA DIETA CHE FUNZIONA ESISTE PER DAVVERO, ma non è la dieta di per sé a funzionare, quanto il tuo atteggiamento verso la dieta.

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Se ormai hai collegato la parola “dieta” a qualcosa di negativo, il tuo cervello farà di tutto per evitarti di ricominciarne una nuova, cercando in ogni piccola scusa un motivo per mollare. Oppure se sei convinto che “tanto va a finire come le altre volte”, il tuo cervello farà di tutto per confermare questa regola e darti ragione. Non devi viverla come un’imposizione, qualcosa deciso da qualcun’altro, dove la parola d’ordine è RINUNCIA, ai piaceri della vita, spesso a favore di qualcosa che di piacevole non ha assolutamente nulla. Se la vivi come una parentesi della tua vita che non vedi l’ora che finisca, il tuo cervello farà in modo che finisca il prima possibile, non importa l’esito finale.

Quindi:  UNA DIETA FUNZIONA SE SENTI CHE È UN PERCORSO PER MIGLIORARE TE STESSO

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Ti sei chiesto veramente qual è il tuo OBBIETTIVO? Cosa vuoi ottenere? Un risultato estetico, un numero, un miglioramento generale della salute, entrare in un vecchio jeans, sentirti più energica e attiva, o avere uno stile di vita sano e mantenerlo nel tempo? Trova la tua risposta. E poi chiediti: Perchè lo vuoi ottenere? A che cosa è collegato? Eh lo so, qui bisogna andare un po’ in profondità, vi verrà da rispondere le cose più “ovvie”: voglio stare bene con me stessa, avere più autostima, essere felice. Risposte che non dicono niente. C’è una risposta UNICA, fragile, sincera, che spesso fa emozionare, che tocca le corde più sensibili, che ha il volto di qualche familiare o che ti porta indietro nel tempo. Spesso è difficile ammetterlo a se stessi, figuriamoci esprimerlo a voce alta! Quando la risposta ti smuove qualcosa dentro, chiediti quanto è importante per te su una scala da 0 a 10. E solo se la risposta è 10, la dieta funzionerà.

Quindi: UNA DIETA FUNZIONA SE HAI CAPITO VERAMENTE COSA VUOI

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Nella maggior parte dei casi ti senti COSTRETTO a fare attività fisica, perchè “bisogna”, e serve “FORZA DI VOLONTÁ”, perchè è dura quando il divano ti chiama. Ti senti di dover dire di no agli amici che ti chiedono di uscire, sei quello che mangia diverso durante una cena. E ti racconti che è una rinuncia che vale la pena fare. Lo fai per ottenere un risultato che ti renderà sicuramente felice, ma nel mentre la strada è lastricata di tristezza e le trappole sono dietro l’angolo, quindi ansia, paura e sensi di colpa sono i tuoi compagni di viaggio. Rifuggi dalle occasioni di tentazione, e cucini cose diverse per te rispetto al resto della famiglia, dovendo così anche “perdere” tempo a fare tre pentole. E pima o poi ti sentirai estremamente stanco, E infelice.

Quindi: UNA DIETA FUNZIONA SE MENTRE LA FAI SEI FELICE.

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Sì, credimi, è possibile!

Fatte queste premesse, il vero Nutrizionista di te stesso puoi essere solo tu, perchè non può esistere una regola uguale per tutti, perchè ognuno ha la sua vita, i suoi impegni, le sue passioni, il suo lavoro e il suo tempo libero.

Puoi senza dubbio imparare a “mangiare bene”, quindi a combinare bene i cibi tra loro, a scegliere l’alimentazione più adatta a te e alle tue esigenze, ad abbinarci l’attività fisica giusta per te e il tuo obiettivo, ma che sia anche “ecologica” con la tua vita e gli impegni, di lavoro e familiari. Puoi imparare quali sono i meccanismi biochimici e fisiologici che controllano il metabolismo, che possono essere grandi alleati o bastoni fra le ruote. E infine, la cosa che di sicuro non trovi scritta nei libri e che nessuno finora ti ha insegnato, puoi e devi imparare ad avere un rapporto sano con il cibo, che significa amarlo, ma anche riconoscere quando è semplicemente energia per il corpo, e godersi ogni piacere quando invece c’è da festeggiare, senza sentirti in colpa. Potrai imparare a riconoscere le emozioni che il cibo ti provoca e a diventarne padrone, e non a sentirti in balia delle decisioni che partono dalla pancia, o dal cuore.

biscotti su e giù

Il cibo è fondamentale per vivere, devi mangiare per almeno 3 volte al giorno, con tutti i suoi pro e i suoi contro, e tutte le emozioni che suscita in te. È meglio imparare a conviverci, perchè se la vivi come una lotta, a perdere sarai sempre tu. Se invece smetti di vivere il cibo come un nemico, e crei una relazione di serenità, non ci saranno vinti o vincitori, ma ci sarà benessere e amore per te stesso.

Vieni alla serata _ LA DIETA CHE FUNZIONA_ per scoprire di più, e chiedi informazioni per il corso _CIBO-CORPO-EMOZIONI_ dove imparerai finalmente a rapportarti con il cibo in un modo totalmente nuovo, sano e soprattutto utile per raggiungere i tuoi obbiettivi estetici, e il Volerti Bene davvero!

 

Pubblicato in: RIFLESSIONI DI VITA

LA PRIGIONE DEL TEMPO INDETERMINATO

 

  • Di questi tempi è difficile trovare lavoro!”
  • “Bisogna accontentarsi, specialmente al giorno d’oggi, avere un lavoro a tempo indeterminato è una mano dal cielo!”
  • “Cosa ti lamenti? Tanto ovunque andrai troverai problemi, con i titolari, con i colleghi.”
  • “Mai lasciare la strada vecchia per quella nuova.”
  • “Sai quello che lasci ma non sai quello che trovi!”

Ed è così che una persona, magari giovane, all’inizio delle sue esperienze lavorative, si beve ogni giorno questa pozione che addormenta il suo istinto creativo, il suo ottimismo, il bisogno di realizzazione, la sua voglia di essere felice.

Si ripete queste frasi come un mantra, una preghiera di auto-convinzione che “sì, sta facendo la cosa giusta!”

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Va al lavoro ogni giorno, e sopporta orari ingestibili, sopporta di passare poco tempo con la famiglia, sopporta di dire di no alle uscite con gli amici perché “Non posso, devo lavorare!”.  Sopporta un capo che sfrutta i suoi dipendenti, sopporta dei colleghi che creano un clima di tensione e rivalità, sopporta di essere sminuito rispetto alle sue capacità.

Va al lavoro ogni giorno, e si avvelena lentamente l’anima, buttandole addosso così tanta fuliggine che per forza non si vede più la sua luce.

E l’anima decide che può pure smettere di brillare, non ne ha più le forze, non serve a nulla perché nessuno la vede. E si smette di pensare che si possa cambiare, che sia possibile essere felici.

E al cervello intanto viene ripetuto che “il lavoro rende liberi”: lavorare è onorevole, chi si lamenta è perché non ha voglia di lavorare. La televisione urla i numeri di quanti disoccupati ci siano in italia, dimostrandoti ancora una volta di quanto tu sia fortunato. E nel frattempo senti parlare di tutte le brutte esperienze dei tuoi amici, parenti e conoscenti di conoscenti, che ti confermano che “cambiando si può andare solo in peggio”.

Tanto vale stare lì!

Lì, NELLA TUA ZONA DI COMFORT, se proprio te la senti di chiamarlo “comfort”.

Stai lì, in quella prigione dove hai firmato un contratto sì,

UNA CONDANNA A MORTE DELLA TUA FELICITÁ.

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E se ci sei dentro a 25 anni, ci sarai sicuramente incastrato anche a 30, e poi a 35 e i 40 anni arriveranno in un attimo. E poi ci sarà anche l’alibi dell’età, “è troppo tardi per cambiare, a questa età non mi prende nessuno”, e si avvicineranno i 50, la casa da mantenere, un mutuo da pagare, i figli all’Università.

Perché bisogna studiare, per sperare di trovare un giorno “IL POSTO FISSO”.

E a 60 anni, forse 70, ti guarderai indietro e capirai che “un lavoro a tempo indeterminato”, se non ti rende felice, fa rima con ERGASTOLO.

C’è un tempo, molto più importante, che non è indeterminato.

IL TUO.

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Pubblicato in: ESERCIZIO FISICO, RIFLESSIONI DI VITA

LA PILLOLA BRUCIA GRASSI

Quante volte hai desiderato che entrasse in commercio una reale PILLOLA BRUCIA GRASSI?

Penso almeno una volta… al giorno!!!

Ed è per questo che molte società, e IMPRESE FUFFA, cercano di venderti a CARO PREZZO (ma d’altronde la combo pigrizia-ignoranza si paga) una pastiglia magica che –sempre scritto per legge- abbinata ad una dieta sana e all’attività fisica regolare, promette i MIRACOLI.

con alimentazione sana e attività fisica

Eh beh, GRAZIE!!!

Non ti sei mai chiesto se non sia la pillola a bruciare i grassi, ma l’attività fisica e la dieta che ci abbini?

Quello che BRUCIA davvero è BUTTARE VIA I SOLDI.

E allora ingoiata la pillola, e il boccone amaro del pensiero che avresti potuto comprarti un paio di scarpe nuove, stai anche attento all’alimentazione e magari ti iscrivi in palestra, così –fatto 30 faccio 31-.

E allora è proprio vero che è una pillola che brucia i grassi!!!

bicchiere d'acqua

Se fossi un vaso pieno d’acqua e ogni giorno mettessi in questo vaso 10 cc, e ne buttassi fuori ogni giorno 10 cc, allora il livello dell’acqua rimarrebbe sempre quello.

Morale: ingrassi quando introduci più energia di quanta ne consumi.

Dimagrisci quando consumi più energia di quanta ne introduci.

bilancio energetico

Elementare.

Bisogna chiarire bene cosa significa introdurre energia (non significa solo cosa mangio e in che quantità, significa anche quando, come, perché, in che stato d’animo, rispetto a cosa, con quali combinazioni alimentari, con quanta varietà, con che velocità.. ecc ecc) e cosa significa consumarla (c’è il METABOLISMO BASALE, legato al sesso, all’età, agli ormoni sessuali ma anche a quelli del sonno e dello stress, e legato alla tua muscolatura; c’è la Termogenesi Indotta dalla Dieta, ovvero “quanto consumi per digerire” che dipende dall’alimentazione e dalla varietà, e infine c’è l’attività fisica extra, rispetto a quello che è considerato “comune” per il tuo organismo. Che non è una regola fissa per tutti).

Ecco, l’attività fisica è uno dei modi, il più piacevole, il più economico, e sotto il tuo totale controllo, per consumare energia.

E allora quando mi dicono “ti prego, dammi qualcosa che mi faccia dimagrire” io rispondo: “ci ha già pensato madre natura: TI HA DATO UN CORPO,  e se sei tra i più fortunati, con due gambe e due braccia”.

Gratis.

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Pubblicato in: NUTRIZIONE, RIFLESSIONI DI VITA

SOS NATALE : prima – durante – dopo

Una delle domande più frequenti per il mese di Dicembre:

“Come mi comporto sotto Natale?”

E i miei pazienti mi guardano con gli occhioni trepidanti, come se attendessero quel CONSIGLIO magico, quella formula segreta che li farà rimanere in forma anche se si abbufferanno di Pandoro e crema Chantilly.

occhioni dolci

Come sempre, giusto per mettervi l’anima in pace, vi annuncio che non c’è nessuna formula magica.

durso

(Se però sei interessato a scoprire il rimedio per eccellenza, quello che funziona senza ombra di dubbio, fra un mesetto circa pubblicherò un articolo ad hoc).

Come ripeto sempre, non c’è una verità assoluta, ogni consiglio va cucito addosso alla persona, alla sua situazione, e non di meno, al suo obiettivo.

DIPENDE.

COSA VUOI?

  1. Dimagrire perché a Gennaio vai in Crociera?
  2. Non far saltare il bottone dei pantaloni a fine cena?
  3. Limitare i danni, che se metti su un chilo è un gran traguardo, rispetto alla media di + 3 kg degli scorsi Natali?

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Queste risposte poi vanno incrociate, a mo’ di matrice, con la tua “tipologia” di persona:

  1. Palestrato fissato o Fitness Addicted
  2. Dovrei perdere qualche chilo ma mi ci metto in primavera, o quando tutti gli astri si incroceranno e avrò un sacco di tempo libero per me, o quando avrò Saturno in transito.
  3. Punto da sempre sulla simpatia, ma ultimamente gli esami del sangue sono poco simpatici

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Infine, bisogna valutare il caso specifico: “GIORNO DI NATALE”, essendo un termine un po’ troppo vago. Sei del tipo:

  • “Noi si va al ristorante il 25 a pranzo, non compro Panettoni e i giorni in mezzo praticamente lavoro!”
  • Pranzi e cene dal 24 al 26 Dicembre, un tutt’uno, riscopri parenti che avevi dimenticato esistessero, e poi si cercano le ricette per trasformare un Pandoro in qualcosa di doppiamente calorico, così, “giusto per smaltirlo”.
  • Tra cene aziendali, Reunion con i compagni delle medie, le amiche del Pilates e il gruppo mamme, Natale significa dal 7 Dicembre al 7 Gennaio.

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Bene, chiarito il tuo IDENTIKIT, ti lascio delle indicazioni “che vanno bene per tutti”, solo per rimarcare il fatto che è sempre tutto relativo.

PRIMA DI NATALE:

Cerca di mangiare sano, non serve fare il Ramadan per poi abbuffarsi per 3 giorni di seguito. Evita le cose in più, i dolci “coccola” o le uscite al Fast Food “che una volta al mese che male fa”, preferite un sushi senza troppi fritti o un polletto ai ferri. Vietata la frase “tanto ormai è Natale”, perché Natale a casa mia è il 25 Dicembre. Anzi, se ti presentassi alle porte del Natale con mezzo chilo in meno sarebbe tutto di guadagnato 😉

DURANTE IL NATALE:

Se preferisci i formati video vai a vederteli tutti, li ho registrati l’anno scorso. Ecco qui un esempio del primo consiglio:

In breve:

  • EVITA L’EVITABILE: grissini, pane, antipasti fingerfood, il grana sul risotto o sulla lasagna.
  • VIETATO IL BIS: anzi, se c’è un bis di primi, o ne scegli uno o dimezzi le porzioni di entrambi (poi dipende se sei in un ristorante super lussuoso che ti fa andare a casa con la fame, o se le porzioni le fa la nonna che ti vede sempre sciupato).
  • DATTI UN CONTEGNO: tra dolci, pandori e panettoni, crema al mascarpone, cascata di cioccolato, sorbetto, frutta, frutta secca, cioccolatini vari, grappetta e caffè corretto.. insomma un po’ di amor proprio.
  • BEVI ACQUA! Il famoso “riempirsi la pancia di acqua” trova la sua rivincita solo in queste occasioni. Mettiti una bottiglia d’acqua, possibilmente naturale, davanti e sorseggiala tra un boccone e l’altro: mangerai un po’ meno e ti godrai meglio il gusto della tua pietanza. Occhio al vino, perché contiene zuccheri e quindi calorie. Insomma, il vino non è acqua!
  • Questo mi sembra proprio un buon giorno per FARE DUE PASSI! Tempo permettendo, senza finire in ipotermia o con la digestione bloccata per 5 giorni, dopo aver mangiato (almeno un’oretta, anche due, e belli imbaccuccati) fatevi una passeggiata. Solo per stavolta va bene anche una cosa stile “Abano centro” o “vetrine dei negozi”. Purché non si diventi un tutt’uno con la mobilia di casa, tra sedie-divano-letto.

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IL DOPO (sempre rimanendo legati al tema “giorno di Natale”)

L’ALTRO PASTO: il famoso pranzo se si fa la cena di Natale, o la famosa Cena se sono stato seduto a mangiare fino alle 16;30.

Niente panico, e soprattutto niente “salti”: il consiglio è quello di stare leggeri, o con un passato di verdure e un cucchiaio di grana o ricotta, o con un secondo di carne bianca o pesce, qualche verdura e una fetta di pane. Saltare il pranzo per poi arrivare a cena super affamati non serve a nulla. (Ricordo che se manca lo zucchero nel sangue per più di 3-4 ore, il corpo produce CORTISOLO: ormone dello stress che fa ingrassare, rallentando il metabolismo).

Ecco, magari salta gli spuntini, a metà mattina, o quello del pomeriggio se poi la cena inizia alle 19.

Invece se il pranzo è finito alle 17, alla sera va bene uno yogurt, o il passato di verdura.

Io eviterei il tè con i biscotti, o la terza fetta di pandoro della giornata, o una cioccolata calda!!!  Lo so che per voi questo equivale a “saltare le cena”!!!! Mi dispiace deludervi.. ma meglio un pasto completo a quel punto!!!

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PER TUTTI I GIORNI IN MEZZO

Consiglio spassionato davvero per tutti: evitate la colazione dei giorni successivi con Pandori/Panettoni avanzati, perchè una fetta ha quasi 400 kcal di grassi (zuccheri e burro) quindi è difficile restare a regime se al mattino si parte con questa botta di calorie!! Almeno dimezza la fetta!

E poi sapete che vi dico, che faccio così fatica a generalizzare, perchè generalizzare è sempre sbagliato. (Non posso dire sempre, perchè sarebbe un generalizzare, ma insomma, quasi sempre)

Quindi DIPENDE.

Dipende da CHI SEI,

dipende da COSA VUOL DIRE Natale per te,

dipende da COSA VUOI.

SEMPRE. (Sempre sempre!).

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Pubblicato in: RIFLESSIONI DI VITA

LA PIÚ GRANDE VIOLENZA SULLE DONNE CE LA FACCIAMO DA SOLE.

C’è una violenza sottile, psicologica e logorante, che ogni donna fa a se stessa, quasi ogni giorno.

“Non vado bene!”

“Ho le cosce grosse”

“Non sono come quella là”

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Un giorno parlando con un ragazzo del mio lavoro, mi chiese cosa dicessi a tutte le persone “giuste secondo le formule” che venivano da me per una dieta. Gli ho spiegato che le formule non dicono proprio nulla di giusto, che la valutazione della composizione corporea è più importante, e che spesso le persone hanno bisogno di imparare a nutrirsi, ad avere un corretto stile di vita, alimentare ma non solo.

Allora si corresse e mi chiese: “Vabbè, le persone GIUSTE SECONDO TE, le mandi via?”

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Dopo un sorriso spontaneo di incredulità per la domanda, sprofondai in questa triste riflessione: approssimativamente il 30 % delle mie pazienti donne sono in realtà perfette, secondo le formule, secondo il modo di mangiare, e secondo me.

MA NON SECONDO LORO.

E si infliggono continuamente una violenza crudele, vedendo allo specchio un involucro fallato, e lentamente si convincono di non andare bene, di non essere abbastanza, e implodono in se stesse, perdendo il sorriso e quindi la loro bellezza.

C’è un gran problema di AUTOSTIMA che affligge le donne, forse da sempre, e che forse sta contagiando anche il sesso maschile.

E NO, NON è COLPA della Tv, delle modelle, dei cartelloni pubblicitari, della moda o di Instagram.

Smettetela di incolpare “LA SOCIETÁ”, come se fosse una persona seduta su un trono, messa lì per giudicare chi va bene e chi no.
La società sei tu, sono io, è ogni persona, con la sua testa e il suo modo di ragionare.

E se tu sei la prima a credere che per andar bene devi avere un certo aspetto fisico, allora sei tu la società che vuole donne perfette esteticamente.

Che poi, cosa significa “perfette”?

PERFETTE PER CHI?

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La verità è che purtroppo fa comodo avere persone sciocche a questo mondo, fa comodo che una buona percentuale degli esseri umani sia concentrata in cose di poco conto, o su se stesse, piuttosto che cercare di migliorare il mondo. Fa comodo tenere la massa occupata, farla volare basso, così che sia più facile da manipolare e guidare a piacimento. Ma è così da sempre, dai giochi nelle arene durante l’impero romano.

Se TU cominciassi a pensare che le donne dovrebbero essere più felici per quello che hanno, più intraprendenti per realizzare i propri sogni, più forti per uscire da situazioni in cui sono incastrate, più capaci di gestire le proprie emozioni e quindi la comunicazione con se stesse e con gli altri, e improntassi la tua vita alla ricerca di questo, allora le cose cambierebbero.

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Certo, magari la maggior parte della gente continuerebbe a pensare che sono delle formule a fare la bellezza, ma intanto quella “società” avrebbe una persona in meno.

“Tu puoi cambiare il mondo partendo dal cambiare te stesso, la tua mentalità, il tuo modo di pensare e agire”.

E magari lungo la strada potresti cambiare anche qualche altra persona.. e allora piano piano la società cambierebbe.

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Non sto dicendo che non bisogna aver cura del proprio corpo, ci mancherebbe: bisogna stare bene, sia per la salute fisica che mentale.

Non sto dicendo che bisogna rassegnarsi al corpo che si ha, anzi: bisogna fare tutto il necessario per piacersi, ovvero per avvicinarsi il più possibile alla propria idea di bellezza.

ALLA PROPRIA IDEA DI BELLEZZA, non a quella degli altri.

da magra a normale

ashley graham

Io ho deciso di farne una professione: aiutare le persone ad avere AUTOSTIMA, a PIACERSI, ad AMARSI, a MIGLIORARSI, ad ARRIVARE A STARE BENE CON SE STESSE, a VOLERSI BENE.

A guardare le pubblicità con le modelle in intimo con la serenità di chi nemmeno ci si mette a confronto.

Perchè al confronto non reggerebbero. Le modelle.

Perchè la bellezza è una persona che dopo un’ora che ci parli è più bella di un’ora prima.

La bellezza è una persona sicura di sè, orgogliosa della sua vita e coerente con i propri valori.

La bellezza è capire che se non vai bene a qualcuno per come sei fuori, allora è quel qualcuno che non va bene a te, perchè non è capace di apprezzare la ricchezza che c’è dentro.

imparare-ad-amarsi

E allora DONNA, fallo per me, per te, per ogni donna che subisce ogni giorno una violenza fisica, verbale o psicologica:
SPOGLIATI,
GUARDATI allo specchio,
guarda quel corpo che ti ha permesso di diventare CHI SEI,
AMALO,
fai un’analisi oggettiva su ciò che si può effettivamente migliorare,
e il resto APPREZZALO,
perchè è qualcosa di straordinariamente unico.
GUARDATI NEGLI OCCHI E Dì A TE STESSA:

SEI BELLISSIMA.

(Seguono una serie di foto con me e alcune delle donne della mia vita, donne per me meravigliose, decise, forti, generose e belle da morire, dentro e fuori. E quando mi dicono “la società di oggi ci vuole in un determinato modo”, io penso a loro, che sono la mia società, e che non mi vorrebbero diversa da come sono.. l’unica cosa che ci auguriamo ogni giorno a vicenda è di essere felici.)

Perché LE DONNE BELLE SONO QUELLE FELICI.”

Pubblicato in: NUTRIZIONE, RIFLESSIONI DI VITA

TANTO ORMAI è NATALE

PERCHÈ METTERSI A DIETA PRIMA DI NATALE?

Manca circa 1 mese a Natale.

Sì lo so, un poco di più.

Ma se decidi di iniziare un percorso nutrizionale mica succede dall’oggi al domani.

 

Quindi consideriamo che “manca un mese”.

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E uno pensa: vabbè, ORMAI!

Tanto poi ti sfondi di cibo, il cenone della vigilia, il pranzo di Natale, gli avanzi a Santo Stefano. E poi il 31, e il primo dell’anno con i parenti e le tagliatelle della nonna.

Sorbetto, Pandori, Panettoni, Crema chantilly.. che dovevano sostituire la colazione GIUSTO PER SMALTIRLI, e diventano post pranzo, merenda e la fettina dopo cena, di solito mescolati ad altri budini e creme di cioccolato, così da trasformarli in nuovi dolci!

Vino, Spumante, Cocktail, amari e digestivi. Alè.

Vorrai mica non festeggiare a Capodanno? Porta male!

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E la cesta di Natale, i vari cioccolatini (non so se hai messo piede dentro ad un Prix qualunque in questo periodo, non so, sembra ci sia stata un invasione della produzione dolciaria, pare una gara a chi riesce a ricoprire la cosa più assurda con del cioccolato!!) e la frutta secca, come se non si avesse assunto già abbastanza calorie durante il pasto, bisogna finire con 2-3 noci, che FANNO BENE.

Quindi sono proprio d’accordo: tanto vale, ORMAI MEGLIO METTERSI DOPO LE FESTE!

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Quali?

Natale, Capodanno o la Befana?

Carnevale, Pasqua o il compleanno del cugino di terzo grado?

Dopo che è passato Maggio, che si inizia ad uscire più spesso la sera e si beve una cosa in più; dopo che sono finite le Sagre paesane, dove si mangia quella cosa tipica che è la morte sua; o dopo le vacanze estive?

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E allora, se vi piacciono i numeri, ve le do io 7 BUONE RAGIONI per cui è una cosa SMART, ovvero “furba&intelligente”, iniziare a prendersi cura della propria forma fisica non dopo le feste, non domani, ma ADESSO.

  1. Per arrivare al pranzo di Natale con amici e parenti e sentirsi dire le 3 parole più ambite da chiunque: “ti vedo dimagrito”.faccia da complimento5871270480796231385..jpg
  2. Perchè a Capodanno potresti indossare quel tubino nero alla Audrey Hepburn che ti fa sentire come se i fuochi d’artificio partissero da te.   tubino audrey hepburn1407374877338522071..jpg
  3. Perchè anche se perdi un chilo in questo mese pre feste, e poi lo riprendi il 25 Dicembre, almeno il 2019 non inizia con un peso in più, che già magari devi ancora buttare giù quelli del Natale 2017.. chili di troppo jeans1346724270682113766..jpg
  4. Per contrastare i segni del tempo che passa. “è di nuovo Natale”-“come passa veloce il tempo, sembra gennaio l’altro ieri”.. eh sì, gli anni passano, il metabolismo rallenta. Sì e No. Sì, la biologia non risparmia nessuno, ma No, la colpa è al 90 % tua.img-20160625-wa00036576214435795952956.jpg
  5. Perchè ci sarà sempre una festa in arrivo, un compleanno, un collega che festeggia in ufficio, il momento preciclo durante il quale la Nutella ti salta addosso. Non è Natale a farti ingrassare, sono gli altri 365 giorni. Tanto vale iniziare, non perdere un altro giorno.
  6. Perchè le FOTO, anche se le odi, sono il mezzo meraviglioso che abbiamo per conservare i ricordi. E quando sarai vecchio adorerai guardare le foto, specialmente quelle delle feste, con tutti le persone care attorno, i bimbi che saranno più grandi di te, e i grandi che magari non ci saranno più. È ora di smetterla di non piacersi, ed evitare le foto, perchè un giorno non ti piacerà averle evitate.  famiglia addams3781383911985323258..jpg
  7. Perchè la verità è che non devi dimagrire per Natale o Capodanno, per ricevere il complimento, per poterti abbuffare a cuor leggero, per venire bene in foto o per metterti un abito stretto. (Certo, sono cose che fanno piacere, ma non è questo l’obbiettivo).

STARE BENE CON SE STESSI va ben oltre.

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Ha a che fare con la luce nei tuoi occhi, con l’energia che emani, con la tua voglia di vivere e di lottare, di condividere emozioni e di buttarti in nuove sfide.

Ha a che fare con il tuo UMORE e il tuo rapporto con gli altri.

Con la tua soddisfazione personale, sul lavoro, nelle amicizie, in famiglia e in intimità.

Ha a che fare con la tua vita, e come hai deciso di viverla.

E credo che PER VIVERE APPIENO LA PROPRIA VITA non serva un elenco di 7 buone ragioni, NE BASTA UNA.

LA TUA.

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