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Di che cosa hai bisogno?

 

Lo scorso week end sono stata ad un corso di formazione.

Da Giovedì a Domenica, dalle 9.00 alle 19.00.

Dovrei sentirmi stanca, ma non lo sono. Mia sorella, con il giusto intento, mi ha detto “Poverina, anche tutta Domenica!“, e io ho risposto ” Perchè -poverina-? Non c’è altro posto in cui vorrei essere, qui faccio cose che altrimenti non farei. Cose per me.

Frequentare dei corsi che ti permettano di crescere innanzitutto come persona, e poi come professionista, per me è linfa vitale.

In particolare, in questi 4 giorni più che acquisire nuove competenze mi sono fermata a riflettere, acquisendo quella che viene definita CONSAPEVOLEZZA.

Spesso nella vita si è sempre di corsa, pieni di pensieri, di cose da fare, di scadenze, magari sogni nel cassetto e progetti con una certa urgenza. Si corre, si fanno calcoli, si legge, si scrive, si pensa, si fa, si corre.

Senza quasi mai fermarsi a controllare se la direzione verso cui stiamo correndo sia quella giusta, o se abbiamo tutto l’equipaggiamento, o se possiamo infondo lasciar giù qualcosa.

Diventare consapevoli di chi si è, a che punto si è, dove si sta andando, richiede tempo ed energia, e anche calma, soprattutto CALMA, cioè per un attimo bisogna mettere in stand by tutto il resto.

Non so tu, ma io difficilmente riesco a staccare completamente e dedicarmi del tempo per riflettere con calma. E poi a volte, da queste domande si tende un po’ a scappare, perchè mica è così facile, bisogna scendere in profondità, bisogna metterci impegno mentale ed emotivo, può succedere di dover illuminare angoli che tentiamo di tenere nascosti.

Chi sei?

Chi vuoi essere?

Quale emozione principale porti nella vita di chi ti circonda?

Quali valori guidano le scelte che fai ogni giorno?

Quali convinzioni ti limitano e quali ti danno coraggio?

Quali capacità ti servono per realizzare i tuoi sogni?

Quali azioni stai facendo per riempire il tuo tempo di qualità?

Di quali persone, o di che cosa hai bisogno di circondarti per essere la versione migliore di te stesso?

Rispondendo a queste e ad altre domande, ho passato le pause pranzo di questi 4 giorni al parco. Continuavo a chiedermi: di che cosa ho bisogno?

Di ENERGIA.

Di ricaricarmi di energia.

Spesso si risponde: non ho mai tempo. Il tempo è uguale per tutti, eppure qualcuno nel suo tempo fa grandi cose.. Forse si ha più bisogno di imparare a gestire meglio il proprio tempo. E di sentirsi carichi in quel tempo, avere energia per ogni attività.

Una volta in una seduta, chiedevo al mio Coach quali corsi avrei dovuto fare per arrivare a sentirmi realizzata. Mi rispose: Veronica, mi stai chiedendo che macchina dovresti comprare, senza sapere dove vuoi andare. Decidi dove vuoi andare, chiediti quanto è lunga la strada, quanto veloce vuoi andare, quanto sei pronta a consumare e se hai messo in conto di fare delle fermate in mezzo. Solo allora, potrai capire che macchina ti serve.

Ho una meta, o almeno ho la prossima. Vedo la strada, e non mi spaventa. Ho la macchina, e la conosco bene. Quello che mi manca ora è la BENZINA.

E quindi eccomi qua, immersa nel mio elemento più magico, tra gli alberi, l’erba e le foglie, in quel posto che è per me quello che il caricabatterie è per il cellulare.

Ogni tanto bisogna fermarsi, chiedersi di che cosa si ha bisogno, trovare quella cosa e farne il pieno, ricaricare le batterie al 100 per cento e ripartire per nuove sfide. E rifarlo, tutte le volte che serve.

Che sia una passeggiata, due risate con un’amica, un bicchiere di vino, un abbraccio, un viaggio, una pazzia, un massaggio, una corsa, i grattini con tuo figlio, una giornata di shopping, un sabato a pescare o un giro in moto.

O

come per me, un’ora a contatto con la natura.

Stacca un attimo e ricaricati, perchè dare il meglio di sè prevede che tu stia bene.

Per essere un buon genitore, una mamma dolce, un papà forte, un fratello affettuoso o una sorella presente, un lavoratore efficace o una lavoratrice intraprendente, un amico gioioso o un’amica perspicace, un uomo comprensivo o una donna accattivante.
Serve stare BENE con se stessi.

A volte basta poco, a volte serve un percorso.

Serve, sempre e comunque, partire da qualcosa, fare il PRIMO PASSO.

E tu, di cosa hai bisogno?

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NON HO MAI VOLUTO FARE LA NUTRIZIONISTA

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Ho sempre pensato che chi dedicava troppo tempo a curare l’aspetto fisico non avesse nulla di meglio da offrire, se non la sua bellezza.

Ho sempre pensato che la bellezza fosse una persona che dopo un’ora che ci parli è più bella di un’ora prima.

Ho sempre pensato che ciò che ci rende unici siano i nostri difetti, non quello che rispetta perfettamente i canoni della società, della moda, o delle persone che ci circondano.

Mentre studiavo per diventare Nutrizionista ero circondata da ragazze e ragazzi dai fisici scultorei, dalle ossessioni per i grammi e i carboidrati, con un estremo bisogno di appartenere ad una categoria. E mi sono chiesta più volte cosa c’entrassi io. Ho pensato di aver sbagliato strada. Ho pensato che non sarei mai stata una brava Nutrizionista.

Perchè a me non me ne fregava nulla che la gente fosse magra.

E aiutare le persone a diventare magre mi sembrava una cosa stupida, superficiale.

Non sarei stata fiera di me.

“Troppo facile per te”, penserete, “che sei sempre stata normale, carina, ricercata!”.

È vero. Non potevo capire.

Poi ho sperimentato il vuoto. Il vuoto dentro. E ho provato a riempirlo, con il cibo. E stavo bene subito, e malissimo un istante dopo. E il mio corpo cambiava, e allo specchio non mi riconoscevo più. Quel corpo nascondeva chi ero, o forse ero io a nascondermi dietro a quel corpo, perchè non sapevo più chi ero.

E non esisteva più nulla ai miei occhi se non il mio peso, la mia pancia, la mia immagine allo specchio, lo sguardo critico delle persone, i loro giudizi mai espressi che mi pugnalavano. Tenevo in mano l’idea che avevo di me stessa, frammentata in mille pezzi come le schegge di un vaso rotto, e più cercavo di unirli e riattaccarli, più mi tagliavo e sanguinavo. E non riuscivo più a fare niente.

Ho cercato fuori da me qualcosa che mi dicesse chi ero dentro.

Ho seguito le regole di qualcun altro, ho contato le calorie, ho sognato un futuro che non volevo, ma che per gli altri sembrava quello giusto per me.

Poi un giorno il vento mi portò una grande domanda: COSA SIGNIFICA IL TUO CORPO PER TE?

Siamo anime con un corpo, non corpi con un’anima. Il mio corpo è solo l’involucro.

È il tempio della mia anima.

È il mio mezzo di trasporto in questo mondo. È il mio mezzo per comunicare con gli altri. È il mio mezzo per provare emozioni fisiche.

È qualcosa che attira le persone giuste, a scoprire quello che contiene. O è qualcosa che respinge, se non voglio che qualcuno si avvicini. È protezione, è sicurezza.

È espressione di come mi sento dentro, nei vestiti che indosso, nei colori che scelgo, nel modo in cui acconcio i capelli. È naturalezza o costruzione, mi serve per distinguermi o mimetizzarmi.

È la spinta in più per credere in me stessa.

È pesantezza se devo riposare, è leggerezza se mentre ballo libero le tensioni.

È espressione del tempo che passa, delle ferite in corso, di quelle passate, del tempo che ho potuto dedicare a me stessa e di quello che ho tolto a me per gli altri.

È amplificatore delle emozioni che provo dentro, come delle casse che aumentano il volume, come un prisma che trasforma la mia luce in fasci di mille colori.

È ciò che mi ha permesso di capire chi ero, chi sono diventata, chi voglio essere.

 

E allora ho smesso di restaurare l’esterno, e ho iniziato a lavorare all’interno, cercando di capire di che cosa avevo bisogno, e di cosa era ora di fare a meno. Seguendo le mie regole, cambiandole ogni volta che ritenevo opportuno farlo.

E così ho capito che il corpo ha un potere enorme: così come può permetterti di arrivare ovunque può anche intrappolarti in una vita che non vuoi. A volte è causa, a volte è conseguenza. Ma può renderti estremamente triste, o inquantificabilmente felice.

Ho scritto un manifesto per urlare al mondo perchè amo il mio lavoro, perchè lavoro per qualcosa in cui credo:

non voglio aiutare le persone ad essere magre, voglio aiutarle ad essere felici.

SE QUEL CORPO NON TI RENDE FELICE, ALLORA CAMBIALO.

SE L’IMMAGINE DELLA FOTO NON RISPECCHIA CHI SEI DAVVERO, ALLORA CAMBIALA.

SE IL TUO PESO è UN INGOMBRO SULLA STRADA VERSO IL SUCCESSO, ALLORA CAMBIALO.

SE TI STA FACENDO SCEGLIERE UNA VITA SPENTA, ACCENDI LA LUCE.

Nutri la tua anima di emozioni, di obbiettivi, di viaggi, di sorrisi, di “grazie”.

Cambia il tuo corpo affinchè ti permetta di essere la versione migliore di te stesso, ti permetta di vivere al cento per cento, di esprimerti per quello che sei:

Eccezionale.

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La bilancia dei pensieri

E se fossero i pensieri a far ingrassare?

Un giorno mi posi questa domanda, perché spesso sentivo frasi come “..il commento dei miei parenti è pesante!” o “..lo sguardo delle persone per strada pesa come un macigno”.

Ed è vero.

Creano quel circolo vizioso per cui si decide di rimanere chiusi in casa, ci si sente giù, soli e si iniziano a macinare pensieri del tipo:

“ Non sono all’altezza dei miei amici..”

“ Chissà cosa dice la gente di me..”

“ La società impone un modello che non raggiungerò mai, non andrò mai bene..”

“ La mia famiglia si vergogna di me..”

“ Faccio schifo, non cambierò mai..”

.. e così via, e il senso di frustrazione cresce in modo esponenziale, man mano che i pensieri si rincorrono, nel nostro inconscio, come un fiume in piena.

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E la frustrazione si sa, non va d’accordo con le diete! Si cerca cibo consolatorio, con la scusa “.. tanto, cosa cambia? Faccio schifo comunque, tanto vale che almeno mi godo il cibo..”

E allora a fare ingrassare sono proprio i pensieri!!! Quelli sbagliati però..

E se ci fossero pensieri, dei pensieri GIUSTI, che fanno dimagrire?

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Così ripensai a quelle frasi che quando le senti ti arrivano dentro, sciolgono muri, rompono argini, accendono luci e senti quasi un campanello suonare.

Ti fanno riflettere e magari vedere un’alternativa, ti fanno porre una domanda: “e se invece potessi farcela?” “e se provassi a cambiare qualcosa?”..

E da lì succedono cose che neanche immaginavi! E fai scelte che prima nemmeno avevi ipotizzato.

E ti dicono: sei cambiato da un momento all’altro? Dalla mattina alla sera stravolgi la tua vita? Cosa ti avrà mai fatto cambiare idea, all’improvviso?

E tu rispondi sì, è stato un attimo. Una parola, una frase, una convinzione, un sorriso, la sensazione che qualcosa o qualcuno volesse parlare proprio a te e dirti ciò di cui avevi bisogno.

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Dunque siamo d’accordo: i pensieri che fai generano emozioni. Se penso che non cambierò mai, mi sento un fallito. Le emozioni generano azioni: se mi sento un fallito sarò demotivato, e di sicuro non mi viene voglia di farmi una passeggiata.

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Ma se invece penso di essere una persona coraggiosa, mi sento pieno di energia e ottimismo. Questa emozione mi spinge ad avere fiducia in me e nelle cose, e quindi se mi propongono di partecipare ad una marcia, mi lancio e accetto, e perlomeno ci provo. Che vada bene o male non importa, perché io rinforzo il mio pensiero: anche se va male sono stato coraggioso. Andrà meglio la prossima volta, ma intanto io sono fiero di me.

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Cosa c’entra tutto questo con una Nutrizionista?

Io credo che per dimagrire o ritrovare il proprio benessere serva essere felici, e  per essere felici bisogna essere soddisfatti della propria vita e sistemare ciò che non va, e alle volte per capire ciò che non va bisogna iniziare a pensare alle cose in un ottica nuova.

Allora sì, i pensieri fanno dimagrire.

Quelli giusti.

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Nel mio studio c’è lei: LA BILANCIA DEI PENSIERI.

Ogni mio paziente, al primo incontro o quando sento che ne ha bisogno, pesca il suo pensiero, quello che il Karma (o chi per lui) ha deciso di assegnargli quel giorno, in quel particolare momento della vita, per fargli fare un salto di qualità nei suoi pensieri.

Perché?

Perché per dimagrire non bisogna pesare il cibo,

bisogna pesare i pensieri.  ❤

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Allergia ai POLLINI e ALIMENTAZIONE

A chi odia l’arrivo della primavera, perchè fa rima con ALLERGIA;

a chi passa la maggior parte del tempo in questo periodo a starnutire e soffiarsi il naso;

a chi all’idea di una passeggiata in mezzo alla natura pensa subito a quale antistaminico da cavallo prendere..

MI DISPIACE: ho brutte notizie.

Perché se è vero che l’alimentazione può contribuire in parte ad aggravare i sintomi delle allergie da pollini, è altrettanto vero che per alleviarli dovreste evitare di consumare praticamente tutti gli alimenti, specialmente per le graminacee!

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L’allergia ai pollini ha andamento tipicamente stagionale. Si manifesta solo in un determinato periodo dell’anno, quello cioè corrispondente alla fioritura della pianta a cui il polline appartiene. Il caso più frequente è quello dell’allergia alle graminacee (erbe la cui fioritura avviene nel periodo da fine aprile a fine settembre) ma negli ultimi tempi si è assistito ad un progressivo aumento delle allergie ai pollini di altre specie vegetali. È il caso di alberi cosiddetti “a fioritura precoce” (da gennaio a marzo), come betulla, nocciolo, ma anche di altre piante, come l’ambrosia e il carpino.

Quello che succede prende il nome di CROSS REAZIONE:  in molti alimenti sono presenti molecole simili a quelle presenti nei pollini, che vengono riconosciute dal sistema immunitario anche per ingestione innescando così la reazione. Si tratta a tutti gli effetti di allergia alimentare, nella maggior parte dei casi limitata alla Sindrome Orale Allergica (prurito al palato, gonfiore alle labbra, edema della glottide) che non si presenta negli altri periodi dell’anno.

Dal momento che non tutte le persone allergiche ai pollini hanno necessariamente una allergia crociata agli alimenti e dal momento che non tutti gli alimenti elencati possono dare allergie nella singola persona è opportuno che sia il medico ad indicare caso per caso quale dieta seguire, allo scopo di limitare il rischio di squilibri nutrizionali.

Di seguito trovate gli alimenti che, se consumati in quantità e frequenze eccessive durante la fioritura delle piante, possono generare una reazione incrociata.

Betullacee

  • Mela, pera, banana, nespola, pesca, ciliegia, albicocca, prugna, kiwi, lampone, fragola, litchi
  • Carota, sedano, finocchio
  • Prezzemolo
  • Nocciola, noce, arachide, mandorla
  • Pepe verde

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Composite

  • Cicoria, prezzemolo
  • Sedano, carota, finocchio, lattuga, zucca
  • Tarassaco, dragoncello
  • Camomilla
  • Banana, anguria, mela, melone
  • Castagne
  • Arachide, noce, nocciola, pistacchio
  • Olio di girasole
  • Margarine
  • Miele (di girasole e di tarassaco)

Parietaria

  • Pisello, fagiolo
  • Arachide, pistacchio
  • Soia
  • Gelso
  • Melone, kiwi, ciliegia
  • Patata
  • Basilico, ortica

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Graminacee

  • Sedano
  • Orzo, avena, mais, riso, segale, frumento
  • Kiwi, anguria, pesca, prugna, agrumi, melone, albicocca, ciliegia
  • Pomodoro, bietole
  • Mandorla, arachide

Assenzio e Ambrosia

  • Sedano, carote
  • Melone, anguria, banana

Purtroppo non c’è una regola fissa e uguale per tutti, quindi non vi resta che tentare una dieta di esclusione o semplicemente provate a fare attenzione alla vostra dieta durante questo periodo, meraviglioso per chi non soffre di allergia, ma decisamente antipatico per voi.

AVETE TUTTA LA MIA SOLIDARIETÀ.

 

bimbe nel polline

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A COSTRUIRE UN SOGNO SI FA FATICA

Il caffè Pedrocchi è un simbolo della città di Padova, la mia città. La città che ha un prato senza erba, un Santo senza nome, e appunto, un bellissimo caffè senza porte.

E vorrei tanto che Antonio Pedrocchi fosse qui, vivo, con gli occhi colmi di gioia e il cuore traboccante di meritata arroganza, a poter dire: “Avete visto? Lo dicevo io che avrei costruito il Caffè più bello della terra, che io, figlio di un umile caffettiere, sarei rimasto nella storia!”

E io, per come sono fatta, provo tanta stima e ammirazione per quest’uomo che ha dato tutto se stesso al suo lavoro, che era molto di più, era il suo sogno. E per costruire questo sogno ha messo tanto sudore e tutto il suo tempo, e ha creduto sempre alle sue idee rivoluzionarie, alle scelte innovative, nuotando fiero contro corrente.

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Nel 1816 Antonio Pedrocchi commissionò al noto architetto veneziano Giuseppe Iappelli l’ampliamento del piccolo caffè ereditato dal padre. Definito “senza porte” sia perché per quasi un secolo è rimasto aperto 24 ore su 24, sia per l’accoglienza dettata dalla sua struttura: un porticato aperto, una sorta di passaggio in mezzo alla città. Dove chiunque poteva entrare e respirare quell’aria intrisa di scoperte dei grandi uomini di scienza, di moti rivoluzionari e di profumo di caffè. Senza per forza spendere denaro, perché la cultura, diceva Pedrocchi, deve essere alla portata di tutti.

E questa era una delle tante idee di quest’uomo in contrapposizione con i borghesi dell’epoca, che ritenevano più opportuno intrappolare le illustri menti in salottini accessibili solamente all’alta società. Così come l’illuminazione a gas, i prezzi più bassi, un giornale “Il Pedrocchi” messo a disposizione di tutti nei tavoli del caffè.

Alle donne venivano offerti in dono dei fiori e, in caso di pioggia improvvisa, ai clienti veniva prestato un ombrello.

Ora capite perché veniva chiamata “l’isola felice di Antonio Pedrocchi”?

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In una Domenica uggiosa mi sono rifiutata di chiudermi in un centro commerciale, e ho assistito con un’amica ad una VISITA ANIMATA di questo famoso edificio, che spesso ho fiancheggiato mentre facevo shopping  per festeggiare la fine delle sessioni  universitarie. Un’esperienza magnifica: degli attori ci hanno accompagnato tra le stanze di questo meraviglioso caffè, riportandoci l’atmosfera di quel tempo, e raccontandoci la storia di quel piccolo uomo e il suo architetto folle, che hanno creato un miscuglio etrusco-greco-gotico-romano-rinascimentale-moresco ed egizio.

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sala per le letture

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La stanza egizia
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Ritratto di Antonio Pedrocchi

E io mi sono innamorata di questo personaggio, Antonio, definito spesso -di una bruttezza irraccontabile, basso e figlio di un umil servo-. Grazie alle sue doti imprenditoriali, e ad una buona dose di megalomania e visionarietà, divenne il primo attore di un’epoca in fermento, grazie alla sua individuale e instancabile laboriosità, e per il suo coraggio.

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l’ape è simbolo di laboriosità
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Le api su tutti i muri della stanza dedicata a Rossini

Gli invidiosi di lui dissero ogni cosa: che la sua ricchezza doveva venire da qualche eredità nascosta, o addirittura che scavando durante i lavori avesse trovato delle pietre preziose. “È più facile credere nella fortuna di qualcuno, piuttosto che ammettere le sue capacità, la tenacia e tutto il sacrificio che sta dietro alla costruzione di un sogno!”, si lamentò Pedrocchi nel suo giornale.

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Rappresentazione animata

Oh come mi sono sentita vicino a te, caro Antonio.

Il professor Pietro Buratti ti definì – un genio in mascara da mona–, ma pur sempre un genio.

Carlo Leoni in un chiacchieratissimo articolo del Figaro ti descrisse come – una persona pingue e robusta, di aspetto maligno e con il cipiglio da cattedrante, benchè nato in una miserabile casuccia—

Un arrogante insomma.

Uno che credeva in se stesso.

Uno che investiva ogni centesimo guadagnato nella costruzione del suo sogno, un perfetto contenitore di anime, stili e idee deliziosamente diversi.

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“Si aggirava nel caffè, discorrendo con tutti, con quella sbilenca postura, sempre protratta in avanti, verso i tavoli, verso la gente. Come se stesse allo stesso tempo per cadere, e per spiccare il volo”.

Ed è proprio così che sembrano da fuori le persone ambiziose, coraggiose e con un sogno da edificare: a volte sembra stiano per cadere, in realtà stanno per volare.

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Il tempo della dieta

Ah quanto sono collegate, la dieta e l’amore!

L’amore, come diceva il buon Mago Merlino, è la forza più grande della terra.

L’amore è una forza strana, non è di gravità perché tutto fa tranne tenerti con i piedi per terra! Ma è di sicuro una forza attrattiva, se si è innamorati spazza via ogni altro pensiero, se si è soli spinge a cercarlo.

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E così la bellezza, l’estetica, stare bene con il proprio corpo sono satelliti che gli ruotano attorno.

Ed ecco che si parla di dieta.

L’amore è una grandissima leva per il cambiamento: che sia per la fine di una storia o per l’inizio di una nuova complicità.

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“Ricomincio da me!”, molto spesso per ricucire i pezzi di un cuore infranto si comincia a curare qualcosa che si vede da fuori, si riparte prendendosi cura di sé, dell’alimentazione, dello stile di vita, con l’obbiettivo di migliorare il proprio aspetto fisico, il più delle volte per dimostrare a quel “bastardo” che cosa si è perso.

O al contrario, se si vuole attirare l’attenzione di quella persona, per passare dall’essere trasparenti ad accecarla con la nostra bellezza, che spesso non ha a che fare con il peso ma con la sicurezza in se stessi. E allora non ci sono scuse che tengano: si trova il tempo per l’attività fisica, si rinuncia facilmente al pezzo di pane, perché il fine ultimo è molto più allettante di quella fetta di torta.

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E poi c’è quel momento, meraviglioso, idilliaco, l’innamoramento iniziale, quando nessun Guru dell’alimentazione ha più credito, quella fase dove ci si ricorda a malapena di mangiare: “si vive d’amore”. Ed è vero, perché il cibo perde di ogni attrattiva, e ci si nutre delle sue foto, dei suoi messaggi, del piacere della sua compagnia. E improvvisamente si perde peso, “senza accorgersene, senza rinunciare a nulla”. Eh, grazie.

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Ma l’amore gioca anche brutti scherzi:

la solitudine, la tristezza, il rammarico per una storia finita. La frustrazione di essere sempre il single della situazione, il tempo passa e le effusioni d’amore sono quelle del cane o del gatto.

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E il cibo diventa qualcosa di soffice su cui accoccolarsi, qualcosa di accogliente, qualcosa che ti attraversa e va a riempire la pancia, e lui ci prova povero a riempire anche quel vuoto, ma è mera illusione. E tu lo sai.

E domani si riparte: nuova dieta, nuovo buon proposito.

Stesso vuoto, stessa mancanza.

Maledetto amore.

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E poi c’è l’amore fisico.. ah, un mondo!!!

Una volta una cara amica mi disse: “Secondo me non fare l’amore fa ingrassare!!!”. Ah, quanto è vero!

Fare l’amore, specialmente all’apice della passione, è considerata attività fisica a tutti gli effetti. In media sono state calcolate ca 200 kcal bruciate ogni 30 minuti di attività sessuale. Valore molto opinabile, ma certamente si brucia.

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Tutti gli ormoni rilasciati poi provocano uno stato di euforia e rilassamento, permettono di affrontare le difficoltà della vita evitando di ricorrere al cibo come palliativo per stress, nervoso, noia e tristezza.

Poi non raccontiamoci frottole, l’estetica ci interessa  maggiormente nel momento in cui ci si spoglia davanti al partner.

Sentirsi bene nell’intimità ha a che fare con le proprie forme:

dai più giovani a chi porta i segni del tempo sul proprio corpo, dai primi incontri alle coppie ormai ben assodate, da chi cerca un figlio a chi vuole riaccendere la passione dopo i figli, da chi ama il sesso occasionale a chi mantiene vivo un rapporto che dura da anni.

Ed è quindi vero che non fare l’amore porta ad ingrassare: nessuno mi deve vedere in intimo, il corpo viene vestito e coperto, si mangia per consolazione o per trovare sfogo alle giornate pesanti.

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E allora, uno dei miei più grandi pilastri è questo: PER DIMAGRIRE BISOGNA ESSERE FELICI.

E l’amore, che lo vogliate ammettere o meno, è uno dei pilastri della felicità.

Se avete la possibilità:  fate l’amore, non fate la dieta!

Se non ce l’avete:  fate la dieta per fare l’amore!

😉

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LE NUOVE “DIETE” SOCIAL : beveroni, pastiglie, barrette proteiche.. FUNZIONANO?

Troppe volte, in qualità di nutrizionista, mi viene chiesto se funzionano, se mantengono quelle promesse da capogiro. E sempre più spesso siamo tormentati da messaggi o post sui social, dove ragazze (con la terza media o se va bene con un semplice diploma) si improvvisano Wellness Coach o Consulenti Nutrizionali, e ti propongono un programma miracoloso, che è sempre NATURALE, sempre SANO ed EQUILIBRATO.

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Domanda n.1: Funzionano?

Sì, all’inizio.

Ma per forza!! Quando paghi magari 300 euro per dieci giorni, è OVVIO che stai attento alle regole, se hai un minimo di sale in zucca ti rode buttare via i soldi.

E così vedi i risultati all’inizio, e sei invogliato a continuare, almeno per un po’.

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Sì, perchè alla base c’è un processo biochimico che si chiama chetogenesi.

Per farla molto semplice: quando tu mangi pesce o pollo, o in questo caso proteine in polvere, beveroni e barrette, il tuo corpo per prima cosa deve ricavarne zucchero. Perché è di zucchero che ha bisogno il corpo, non di proteine. Specie se sei anche una persona sedentaria, e l’unico sport che vedi è quello alla tv. Durante le Olimpiadi. Ogni 4 anni.

Per trasformare le proteine in glucosio il metabolismo brucia molte calorie, in pratica dimagrisci per digerire. Ma allo stesso tempo il corpo produce due scarti pericolosi:

  • L’AZOTO, elemento tossico per l’organismo, che va al fegato e diventa ammoniaca, facendoti puzzare l’alito e il sudore come un vecchietto con il pannolone. L’ammoniaca va ai reni e diventa urea, che viene espulsa attraverso l’urina. Quindi stai affaticando fegato e reni come se fossi un alcolizzato, e se nel frattempo bevi anche poca acqua, l’azoto si accumula dandoti stanchezza, irritabilità, problemi digestivi, problemi cutanei, mal di testa.. ecc.
  • L’altro scarto è dato da molecole che si chiamano ROS: Specie Reattive dell’Ossigeno, ovvero composti che contengono un elettrone spaiato, cioè hanno una gran voglia di combinarsi con qualcos’altro. E lo fanno. E scelgono il tuo DNA. Creando mutazioni, che se ripetute e supportate da tanta tanta tanta sfortuna, generano tumori. Sì, hai capito bene.

Ma non subito, solo dopo un po’. All’inizio di queste diete ti senti energico, pieno di vita. È come se viaggiassi a 90 km all’ora, invece che ai 50 Km/h. Si chiama adrenalina.

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Sì, funzionano anche le pastiglie.  Bruciagrassi. Drenanti, Detossificanti. Depuranti. Attivanti. Anticellulite. O qualunque altra cosa ti abbiano venduto.

Funzionano perché ti fanno bere di più, ed è l’acqua che ha funzionato, non la pastiglia.

Funzionano perché se tu appena alzato, o prima di mangiare, o dopo mangiato, prendi una pillola che ti ricorda che sei a dieta, e ci hai speso pure soldi, stai più attento a non strafogarti di biscotti o pane, ed eviti di andare in cerca del dolce a fine pasto.

Potresti anche mangiarti una caramella alla menta con scritto sopra “ricordati che sei a dieta”. Funzionerebbe uguale.

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Sì, in parte catturano i grassi.

Non li bruciano. L’unica cosa che “brucia” i grassi è l’attività fisica. Intensa, fatta bene, ripetuta, dopo almeno 20 minuti che ti sei avviato, e non è neppure certo, perché magari fosse così semplice!

Li catturano perché gli eccipienti delle pastiglie sono perlopiù composti da fibre, che se ci bevi dietro si gonfiano e danno un senso di sazietà nello stomaco. E poi danno peso alle feci, quindi ti fanno scaricare ed avere la pancia più piatta. E sono come una rete che intrappola qualche grasso che non viene assorbito dall’intestino, e quindi diciamo “passa inosservato”.

Qualche. Tipo un cinquantesimo dei grassi assunti. Non tutto il vassoio di frittelle.

Sì, è come mangiare insalata. Quanto costa l’insalata al chilo?

Sì funzionano, perché ti dicono che vanno presi in relazione ad una dieta equilibrata e ti danno qualche dritta alimentare. Ti dicono che va fatto del movimento. E in questo non c’è niente di sbagliato.

E quindi sì, queste diete funzionano per  quella percentuale di persone che in quel momento storico della loro esistenza avevano deciso di prendere in mano la propria vita, di dedicarsi a se stesse. E avevano solo bisogno di fare presto, di vedere i risultati subito, per convincersi che lo sforzo sarebbe stato ripagato, e il cambiamento avrebbe portato dei benefici che mancavano da tempo.

E poi c’è la questione del personal coach, di potersi appoggiare a qualcuno emotivamente parlando, e magari c’è pure un gruppo facebook o wa di sostegno, e quindi non ci si sente mai soli.

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Domanda n.2: si mantengono i risultati raggiunti?

Sì, a volte.

I pochissimi sì sono di quelle persone che nel frattempo si sono documentate sulle reali fondamenta della nutrizione. Sono quelle persone che grazie alla perdita di peso hanno acquisito fiducia e autostima, e hanno cambiato lavoro, o compagno nella vita, o mollato amicizie pressanti o tirato fuori il coraggio di dire la loro. E allora è sparita la causa del loro mangiare in modo disfunzionale: stanno bene con se stesse. Sicuramente meglio di prima.

La stragrande maggioranza però, recupera il peso, spesso con gli interessi.

Si stancano di dipendere, economicamente e psicologicamente, da qualcosa di esterno. Di conseguenza, se va bene, continuano a mantenere un regime alimentare sano ed equilibrato, ma con gli alimenti di tutti i giorni. E iniziano ad ingrassare. Sì perché il metabolismo nel frattempo è rallentato, ed è pure incazzato perché l’hai fatto lavorare un sacco per niente. Vedersi ingrassare provoca un grande senso di frustrazione, specie dopo aver provato l’ebbrezza di piacersi allo specchio o di comprare una taglia in meno, ed ora pian piano il sogno svanisce. Per non parlare delle persone che ti chiedono come mai, che si erano abituate a vederti più magro, i “te l’avevo detto” e quelli che gongolano per il tuo insuccesso. E tu, per consolazione, mangi. E ingrassi. E mangi. E continui ad ingrassare. E continui a mangiare.

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Perché con il cibo infondo mica hai raggiunto un bel rapporto. Perché prima bastava sostituirlo con una barretta o una bevanda al cioccolato, era facile.

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Perché nessuno si è occupato di chiederti che cosa volevi sul serio attraverso quel dimagrimento. Cosa desideravi dietro quella barretta, quel beverone, quella pastiglia.

Domanda n.3: fanno male?

Sì. Sì. Sì. Triplamente.

Al tuo portafoglio.

Al tuo organismo.

Alla tua autostima.

Credo di non dover spiegare perché.

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E allora è arrivato il momento dei NO..

È una scelta NATURALE?

No. Perché nel mio orto non crescono succhi proteici, e dagli alberi da frutto non cadono pillole magiche.

È una scelta SANA?

No. Sano è quando biologicamente apporta salute e benessere, ovvero previene le malattie. Con queste diete, scientificamente parlando, ci sono tutti i presupposti per provocarle, le malattie.

È una scelta EQUILIBRATA?

No. Equilibrio è avere davanti il sacchetto di biscotti e prenderne 2 se ti va, e rimetterlo nella credenza.

Equilibrio è quando riesco a mantenere (magari chilo più o chilo meno) l’obbiettivo che ho raggiunto, non continuare a fare su e giù, come uno yo-yo.

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Detto questo…

Sicuramente appoggiarsi  a queste “diete” è una scorciatoia, un appiglio, un’ancora.

E cercare fuori una soluzione che deve venire da dentro.

Ma non tutti sono pronti a guardarsi dentro, tirare fuori lo schifo, e da lì ricominciare.

Ci sta, l’abbiamo fatto tutti, io per prima.

Prendiamo una scorciatoia per poi perderci, perdere tempo ed energie, e infangarci e ritornare a casa più stanchi e infreddoliti di prima.

Ma ci sta.

A volte bisogna perdersi per ritrovarsi.

ALICE

 

 

Pubblicato in: CHI SONO, RIFLESSIONI DI VITA

La mia “PROVA (del cuoco)”

Eccomi qui, sul treno di ritorno Roma-Padova.

A rispondere a tutti i messaggi che mi sono arrivati questa settimana,

di complimenti, di incoraggiamento, di supporto e di stupore.

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Primo giorno, tanta tanta emozione!

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E stavo pensando proprio che meraviglia e stupore sono stati fra i sentimenti che ho provato maggiormente.

Meraviglia per come sono stata accolta e trattata da ogni persona della Redazione, meraviglia nel vedere quanta gente lavora dietro ad una produzione televisiva, meraviglia nel vivermi una settimana completamente diversa, lontana dalle responsabilità lavorative, godendomi con curiosità ogni istante negli studi e i momenti liberi a riempirmi gli occhi di Roma, che non smette mai di meravigliare.

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Roma

 

Mi sono stupita sia in modo positivo che in modo negativo.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalle mie capacità culinarie, nelle quali, sono sincera, non facevo molto affidamento!

Uno stupore, misto invece a molta pressione, l’ho provato nel rendermi conto che non è per niente una passeggiata: avevo fatto male i miei conti!!

Immaginavo che sotto ci fosse una preparazione pre-gara, che si sapessero in anticipo gli ingredienti, che il cuoco facesse praticamente tutto da solo..

E invece si scopre il contenuto della cesta proprio lì, in diretta, si decide in 10 minuti cosa fare e il cuoco, spesso più agitato di te, ti affida completamente la preparazione di un piatto, dalle dosi all’esecuzione alla cottura. E il tempo vola!!!

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con Cesare Marretti, Giampiero Fava e Gilda

Se poi si aggiunge Antonella che ti fa le domande, che sei davanti a tante telecamere e che tutta Italia non solo ascolta quello che dici, ma soprattutto ti giudica per quello che riuscirai a preparare, beh mi stupisco ancora di come ho tenuto saldi i miei poveri nervi!

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.. in camerino prima della diretta!

A ripensarci ora ci vuole una bella dose di coraggio!

Ma io sono così: un po’ naïve a volte, non faccio bene i calcoli prima di lanciarmi nelle cose. Mi faccio prendere dall’entusiasmo.

E così mi sorge spontanea una riflessione: forse nella vita ci vuole una dose di ingenuità, un pizzico di follia, una certa irresponsabilità.

Perchè se uno si mette realmente a pensare a tutto, e lo dico proprio con il senno di poi, a certe esperienze proprio ci rinuncia a priori. Ma quante esperienze meravigliose ci stiamo perdendo in questa vita? Siamo sicuri che sia questo  Vivere?

Io non lo so. Mi sono chiesta cos’ho.

“Un uccello posato su un ramo non ha paura che il ramo si spezzi, perché la sua fiducia non è riposta nel ramo, ma nelle sue ali”.

Ecco cosa bisogna avere: fiducia nelle proprie ali.

Sempre.

bty

 

Pubblicato in: RIFLESSIONI DI VITA

Il richiamo dell’alba

A volte si ha proprio bisogno di vedere l’alba.

Un po’ come se dovessi vederla per crederci ancora.

Sì va bene, dopo ogni notte per quanto lunga possa sembrare, il sole risorge sempre.

Ma ci sono albe che tardano davvero. Albe che temiamo, che non vogliamo vedere, che vediamo ma non guardiamo.

E poi c’è quell’alba che ti chiama, che ti sussurra all’anima e semina in te la necessità di alzarti così presto quando potresti dormire, che magari sei in vacanza.. come se fosse una promessa che vuoi vedere se verrà mantenuta.

Perchè ci sono promesse non mantenute che ti fanno dubitare perfino dell’alba.

I tramonti sono più facili da vedere, l’ora, il romanticismo.. per quanto brutto possa essere stato un giorno, il tramonto lo veste di un abbraccio caldo che fa rallentare il battito cardiaco.

L’alba no. Non è la conclusione di un appuntamento, è l’inizio.

L’alba è carica di promesse, di aspettative.

L’alba è una sfida, è rilancio, è occasione.

É come avere a disposizione un foglio bianco, ma non avere il coraggio di cominciare a dipingere: ecco, l’alba è il primo tocco di colore, quello che rompe il ghiaccio, quello che ti invoglia ad andare avanti tu.

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alcune delle 30 albe che ho visto lungo il cammino di Santiago
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Un’alba lungo le Mesetas, Spagna

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Un’alba che mi cambiò la vita, a Palma di Mallorca nell’agosto 2016, dove scrissi questo pezzo e pensai che la mia vita aveva bisogno di ripartire da qui, da un giorno nuovo, da progetti nuovi, da speranze nuove. Indimenticabile. 
Pubblicato in: NUTRIZIONE

Cosa pensi del biologico?

Come biologa, e ancor più come nutrizionista,  spesso mi viene rivolta questa domanda. Cosa ne penso io è un discorso lungo, magari ve lo scrivo un’altra volta.

Intanto urge chiarezza su cos’è l’agricoltura biologica. E l’allevamento biologico.

In agricoltura biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi e pesticidi). Alla difesa delle colture si provvede innanzitutto in via preventiva , selezionando specie rustiche e resistenti alla malattia, e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate: la rotazione delle colture, la piantumazione di siepi ed alberi (che danno ospitalità a predatori naturali dei parassiti), la consociazione (coltivando in parallelo piante sgradite l’una ai parassiti dell’altra). I fertilizzanti sono naturali, il buon letame scartato dagli allevamenti diviene fonte di sostanze nutrienti per il terreno, insieme ad altre sostanze organiche compostate o sostanze naturali vegetali, animali o minerali. Il fine ultimo del biologico è quindi la salvaguardia dell’ambiente, dell’ecosistema. Non la bontà del prodotto finale o la salute del consumatore. Sapevatelo.

Nell’allevamento biologico invece la primaria importanza è garantire all’animale una vita dignitosa. Prendiamo le galline per fare un’esempio. Nell’ Unione Europea lo spazio a disposizione di una gallina ovaiola è di ca 450 cm quadrati. In un foglio da fotocopie ce ne sono 620. Pertanto nello spazio di un foglio protocollo, con la benedizione europea, passano l’intera vita tre galline. Con l’avvento del biologico sono state stillate varie leggi, fra cui: uno spazio maggiore, il divieto di tagliare il becco, bruciare i tendini delle ali, mettere un paraocchi per non distrarre dall’unica cosa che devono fare, mangiare; è vietato l’uso di sostanze che favoriscano l’appetito o la crescita oltre la naturale concezione. è vietata l’alimentazione contro volontà (un cinque ai francesi e al loro foie gras) e i mangimi devono provenire da agricoltura biologica, di cui sopra. La tutela della salute degli animali si basa sulla prevenzione, su condizioni di allevamento che garantiscono un’elevata resistenza alle malattie e con un’alimentazione equilibrata secondo i fabbisogni.

galline

Eventuali parassiti che possono sfuggire al controllo diciamo “naturale” durante la produzione (dal momento che alcune sostanze sintetiche erano nate per abbatterli, anche se poi sono state abusate) sono rimandati al tuo sistema immunitario. E spero che tu stia facendo una vita altrettanto dignitosa, con lo spazio giusto per te, con le giuste ore di sonno, senza sostanze farmaceutiche che alterino i tuoi naturali meccanismi fisiologici, mangiando bene e secondo i tuoi reali fabbisogni, così da stimolare le tue difese naturali.

Ma ci si può fidare? Ni. L’agricoltura e l’allevamento biologico, a differenza di quelli convenzionali, non si basano su dichiarazioni dell’azienda ma su un Sistema di Controllo Uniforme stabilito da appositi regolamenti. La legge prevede che l’organismo di controllo sia indipendente e non schierato “dalla parte dei produttori”. Secondo voi, c’era bisogno di scriverlo? é come quando nei bagni delle donne scrivono “non gettare gli assorbenti nel wc” e ti chiedi perché, e la risposta è che ignoranza e delinquenza sono parte di questo mondo. Quindi sì, fidatevi di chi potete guardare negli occhi, o di aziende con un grande nome (perché non potrebbero mettere a rischio un impero se venissero scoperti), meno di chi si improvvisa “biologico” o sottomarche dalla dubbia provenienza. E amen, non lo saprai mai con certezza.

Fidati di una mela ammaccata.

mele super bio